“Sì, tanto …”. Rallegrati allora perché se sei nato fra il 1965 ed il 1981 fai addirittura parte della generazione sandwich. Proprio così. Generazione sandwich perché siamo (sono nata anche io in questo periodo) schiacciati fra il desiderio di aiutare i nostri figli, sia coloro che hanno un lavoro precario sia coloro che stanno ancora studiando, e la volontà di aiutare i nostri genitori che diventano sempre più anziani.

Spesso mi capita di riprendere in mano le riviste a cui sono abbonata e le cui uscite divoro in pochi giorni, presa dalla curiosità. Le rileggo con calma e spesso ne traggo ispirazione per i miei articoli. Così nasce questo, tratto dal Dossier Longevity di Patrimonia & Consulenza di poco tempo fa.

Della necessità di provvedere per tempo dal punto di vista finanziario al momento in cui cesseremo la nostra attività lavorativa trovi un’infinità di articoli ovunque. Questo dossier tuttavia ne parla da un’angolazione differente, a noi più “vicina”, più accattivante e più utile… vedrai.

In apertura ti ho parlato del desiderio di aiutare i figli … e qual è uno dei modi migliori per farlo? Non pesare economicamente su di loro. Mi ha colpito il dato dell’Associazione Alzheimer negli USA secondo cui il costo economico della demenza senile lieviterà dai 236 milioni di dollari del 2016 ad 1 trilione di dollari nel 2050. La stessa Associazione parla di 18.1 miliardi di ore che famigliari e volontari hanno dedicato nel 2015 a persone affette da questa malattia. Impressionante. Noi della generazione X, nel 2050, come saremo messi? Peseremo economicamente sui nostri figli o avremo accantonato abbastanza per evitarlo? Il dato di fatto è che l’età media si allunga. E’ sotto gli occhi di tutti. La generazione X è quella che, per prima, si ritrova consapevolmente sul piatto un’attesa di vita, e quindi una prospettiva d’invecchiamento, decisamente più lunga rispetto a tutte le altre generazioni.

La generazione X è quella che ha sofferto maggiormente dal punto di vista finanziario la crisi del 2007 – 2010 e che, come conseguenza, ha visto scendere anziché salire i cosiddetti parametri “generazionali” di liquidità rendendo più difficoltosa la capacità di gestione dei debiti, la copertura delle spese sostenute con la carta di credito, il possesso di abitazioni e addirittura la copertura assicurativa. A rendere tutto ciò ancora più preoccupante è il fatto che la generazione X è quella con più figli piccoli.

Noi della generazione X siamo particolari anche dal punto di vista dei consumi perché spaziamo da quelli necessari al mantenimento dei nostri figli a quelli indispensabili per accudire i nostri genitori anziani a quelli utili per noi stessi. Il lato positivo è che noi della generazione X abbiamo davanti a noi ancora tanti anni per accantonare e fare in modo che tutto torni dal punto di vista pensionistico. Abbiamo davanti a noi gli anni di lavoro più redditizi e presto i nostri figli avranno completato il loro percorso scolastico e inizieranno ad essere indipendenti dal punto di vista economico. A differenza dei Baby Boomers, invece, che si stanno rendendo conto di non aver accantonato abbastanza per i propri bisogni pensionistici e che non hanno davanti lo stesso tempo per potervi provvedere. Per loro, le opzioni sul tavolo saranno continuare a lavorare anche dopo l’età del pensionamento, portare avanti mutui e fare ulteriori debiti. I Baby Boomers sono spesso portatori di un asset allocation che poco si è adattata con il trascorrere del loro tempo: è rimasta troppo esposta agli asset rischiosi, che impiegano tempo per recuperare quanto perso nelle discese dei mercati, oppure è troppo prematuramente virata verso asset troppo conservativi che non rendono abbastanza, neanche per combattere l’inflazione, vero nemico del lungo periodo.

D’altro canto, oggi il periodo del pensionamento non può più essere considerato una fascia temporale unica lungo la quale le esigenze rimangono immutate. Infatti, è diventato un periodo che può durare dai 20 ai 30 anni ed in questo lasso di tempo possono cambiare gli interessi e le esigenze.

Condivido con te la suddivisione proposta dalla rivista che lo vede distinguersi in tre sotto periodi: pensionamento attivo, pensionamento slow e pensionamento inattivo.

Il pensionamento attivo va dai 67 anni ai 75 circa. In questo periodo conservi ancora una buona forma fisica, coltivi molteplici interessi e hai molte relazioni sociali. Fai quello che non sei riuscito a fare durante gli anni in cui lavoravi. In questi anni la tua asset allocation deve ancora essere in parte dedicata ad asset dinamici che ti consentano di avere dei ritorni per far fronte ad uscite abbastanza sostenute. Puoi anche dedicarti a lavori part – time o piccole collaborazioni che ti consentano ancora di integrare il reddito pensionistico.

La fase del pensionamento slow, fra i 75 e gli 85 anni, ti vede un po’ meno in forma con un più limitato numero di interessi e di frequentazioni sociali. Devi iniziare a pensare ad un contesto abitativo a te più congeniale, vicino a servizi, comodità, mezzi di trasporto e luoghi di svago che possano renderti la vita semplice. L’asset allocation deve virare verso attività più conservative e facili da liquidare al bisogno.

La terza fase, del pensionamento inattivo, parte dagli 85 anni e ti vede più bisognoso di assistenza. Qui si riverberano le conseguenze delle scelte fatte negli anni precedenti in merito alla soluzione abitativa adottata e alle soluzioni finanziarie perseguite nel corso del tempo.

Che ne dici? Mi sembra un’angolazione differente da quella più consueta … mi piace di più e la trovo più “vicina”.

Pronto per predisporre il tuo longevity plan? Anche perché esistono n modi di invecchiare…

C’è chi non aspetta altro che andare in pensione, chi non può permettersi di andare in pensione, chi vorrebbe smettere di lavorare in modo assiduo ma continuare con ritmi diversi, chi aspetta di andare in pensione per dedicarsi anima e corpo ad una nuova attività, chi guida l’azienda di famiglia e non riesce a staccarsi o non ha ancora individuato il successore.

Pronto per predisporre il tuo longevity plan? Esistono n modi di invecchiare… ed è anche questione di scelte.

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