Ho riflettuto a lungo prima di scrivere articoli su quello che molti definiscono come “passaggio generazionale”, inteso come trasferimento delle proprie ricchezze alla generazione successiva e ai propri eredi più in generale. Ho cercato che tipo di pubblicazioni fossero già sul web e ho sfogliato tutte le riviste lette e sottolineate che ho in libreria. Tantissime si focalizzano sugli strumenti disponibili, nel nostro ordinamento o anche al di fuori di esso, per realizzare questo passaggio generazionale. Ne evidenziano le caratteristiche e fanno alcuni esempi di utilizzo. Sono davvero tantissimi anche gli articoli, soprattutto on line, che parlano del passaggio generazionale delle aziende. In effetti, il tessuto economico italiano è talmente permeato da così tante aziende che occuparsi della necessità di trasferirle alle generazioni successive nel migliore dei modi, è fondamentale per garantire la continuità economica del paese, ovvero delle tante famiglie imprenditoriali oggi in Italia ma anche delle tantissime famiglie che per quelle imprenditoriali lavorano.

Un aspetto però ho trovato poco trattato. Un aspetto secondo me fondamentale, che sta all’origine di tutte le riflessioni e le trattazioni tecniche che ho letto. E’ quello che mi ha spinto a scrivere questo post. E’ il “perché”. Perché le persone dovrebbero occuparsi del trasferimento del loro patrimonio ai loro eredi?

Un po’ come sempre avviene, se non vedi il motivo, la causa per la quale dovresti fare una cosa, nulla ti motiva a farla. Oppure avverti che c’è una qualche ragione, probabilmente importante, che magari non condividi fino in fondo, e riconoscendole solo una parziale utilità, procastini l’azione ad un momento che non arriva mai.

Impostare il passaggio generazionale dell’azienda per garantire la continuità economica della stessa, di tutte le famiglie ad essa legate e del tessuto economico del paese è già un motivo importante in grado di spingere l’imprenditore ad agire in questa direzione … non sempre è sufficiente, come dimostrano molti dati statistici: sono ancora troppo basse le percentuali di aziende che pianificano per tempo il passaggio del testimone agli eredi. Eppure oggi, nelle imprese familiari italiane, 1 leader su 2 ha più di 60 anni e migliaia sono le aziende ogni anno oggetto di passaggio generazionale.

E per tutti quelli che non sono imprenditori? Il mero beneficio fiscale, ad esempio, spessissimo addotto come ragione principe per pianificare, ti sembra un motivo così forte da muovere le masse ad organizzare il passaggio dei propri beni? Anche per questo direi di no, come rilevazioni statistiche ancora una volta dimostrano.

Si parla troppo poco del perché organizzare il trasferimento delle proprie ricchezze e troppo degli strumenti.

Eppure, se facciamo qualche riflessione più profonda sui possibili perché, ne scopriamo davvero tanti e tutti importanti. Alcuni riguardano praticamente tutti, altri solo alcune tipologie di persone, famiglie e patrimoni.

Chiariamoci subito: il passaggio generazionale risponde ad una specifica esigenza, ad un problema preciso che intendi risolvere. Non è il fine. E’ il mezzo, è lo strumento che ti consente di risolvere un tuo problema.

Possibili sperequazioni fra i figli. Patrimonio molto complesso e articolato fra immobili, partecipazioni societarie e investimenti finanziari, del quale si vuole lasciare agli eredi il piacere di goderne senza l’onere di doverlo gestire. Compagno o compagna al quale voler lasciare beni senza che vengano tassati in modo eccessivo. Questi sono i problemi. Come li risolvi? Pianificando il trasferimento del tuo patrimonio e questo diventa il mezzo attraverso cui tu risolvi il tuo problema.

Queste sono alcune delle possibili esigenze da risolvere e rientrano fra quelle che prima ho legato a determinate tipologie di persone o di patrimoni.

Esistono anche dei perché che, invece, valgono per tutti: dal ricco al povero, dall’imprenditore all’impiegato, dal dottore all’avvocato, al notaio, all’attore e al cantante.

Pianificare vuol dire decidere: se non pianifichi, cioè se non decidi tu del tuo patrimonio, chi decide? Un altro al posto tuo. Nello specifico, decide la legge. Decide la legge al posto dell’imprenditore, dell’impiegato, del dottore, dell’avvocato, dell’attore e pure del cantante. La legge non conosce i tuoi desideri e le esigenze dei tuoi eredi. La legge fa una cosa: divide, secondo una tabella uguale per tutti. Non si cura di “distribuire” il tuo patrimonio, lo “divide” in porzioni, in modo del tutto indifferente a qualunque tipo di realtà che ciascun individuo sta vivendo.

Be’, non ti sembra un’ottima ragione per pianificare il passaggio dei tuoi beni? Sono tuoi, che tu abbia lavorato una vita per costruire ciò che hai o che tu abbia ricevuto tutto in eredità, è tutta roba tua. E perché dovrebbe decidere la legge come e a chi distribuire tutto ciò che è tuo? Per giunta sulla base di un codice civile scritto nel lontano 1942 e riferito ad una società diversa da come è strutturata oggi. Allora non esistevano alcuni modelli famigliari che oggi invece si diffondono sempre più. Perché affidare tutto il tuo patrimonio al detto “chi vivrà, vedrà”? Ma se non pianifichi, è proprio questo quello che accade..

Come va con tua cognata? Lo sai che verrà ad abitare a casa tua? Certo, se non c’è stata pianificazione potresti correre questo rischio.. E i tuoi figli litigheranno per quello che, secondo legge e non secondo ciò che desideri tu, riceveranno in eredità? Mah, chi può dirlo .. Chi vivrà, vedrà. E’ davvero quello che vuoi?

Un ultimo perché. Quante tasse hai pagato e stai continuando a pagare? Sugli immobili, sugli investimenti e sul reddito. Tutto ciò che hai è abbondantemente già tassato. Perché allora sottoporre di nuovo tutto il tuo patrimonio ad imposte di successione se dovesse esserci il modo di ottimizzare fiscalmente? Anche questo è un perché che vale dall’imprenditore al cantante.

Troppo spesso nei convegni, nelle pubblicazioni on line o sugli articoli delle riviste dedicate si prescinde dal perché e si parte all’attacco con “Il passaggio generazionale: strumenti e tecniche”. Ma si salta un preambolo fondamentale…

Conoscere le caratteristiche degli strumenti con i quali puoi realizzare il trasferimento della tua ricchezza è secondario. Prima devi mettere a fuoco gli obiettivi e le esigenze che hai. Successivamente sceglierai lo strumento con le caratteristiche che meglio si adattano al tuo problema.

Non è semplice. E neppure banale. Perché, a volte, nemmeno hai consapevolezza del possibile problema. Ecco perché ho pensato di articolare in successivi tre post alcune considerazioni focalizzate su tre possibili quanto diffuse criticità che possono essere ulteriormente all’origine della necessità di pianificare il trasferimento del proprio patrimonio.

Partirò giovedì 9 maggio con il trattamento dei figli nati in differenti matrimoni. Giovedì 16 parlerò delle problematiche all’interno di coppie che non hanno figli. Concluderò giovedì 23 trattando le criticità del modello famigliare oggi ancora più diffuso: la famiglia “tradizionale” con figli.

A giovedì.

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