La stampa specializzata, qualunque “materia” tratti, è letta in genere dagli addetti al settore in questione. Le riviste di medicina sono lette dai medici, quelle scientifiche sono lette dagli amanti e dai cultori delle materie scientifiche e così via. Positivo perché, in questo modo, i diretti interessati hanno modo di approfondire ulteriormente ciò su cui sono formati; negativo perché, purtroppo, informazioni utili, interessanti e curiose rimangono spesso confinate agli addetti al settore. Questo è il motivo per cui, quando ho letto l’articolo sul periodico Investors’ Magazine degli amici Riccardo Cervellin e Carlo Benetti, Amministratore Delegato e Market Specialist di Gam Italia SGR, non ho potuto fare a meno di chieder loro la possibilità di scriverne per divulgare queste fondamentali regole su cui costruire il tuo portafoglio d’investimenti. L’articolo è accattivante, piacevole e curioso … e mi impegno a riproporne anche questi tratti.

Tutto parte dal sentimento della paura e da come questo, correttamente, abbia permesso all’uomo di sopravvivere fino ai giorni nostri. Fermarsi ad ammirare la buffa criniera del grande gatto giallo o scappare a gambe levate davanti al leone? La seconda scelta ci ha permesso di essere qui, a me di scrivere e a voi di leggere. Lo stesso sentimento della paura, però, nel campo degli investimenti, da alleato vitale può trasformarsi in insidia pericolosa. Pensa al più classico dei comportamenti. Durante le fasi rialziste dei mercati, veleggia l’ottimismo e anche gli investitori più prudenti si lasciano attrarre dalle azioni, dalle borse azionarie; durante le fasi di discesa dei mercati la paura, in modo a volte anche convulso e scomposto, allontana i risparmiatori da tutti gli asset rischiosi. Il risultato è che si compra sui massimi e sui minimi si vende… e la storia si ripete spesso. La paura prevale sulla ragione. Questa paura, in particolare, ti impedisce di guardare il futuro sulla base dell’esperienza passata.

Il passato, tuttavia, contiene informazioni solo sul passato. Vuoi fare la fine del “Tacchino Induttivista?”. Il tacchino è quell’animale che viene nutrito quotidianamente, che pian piano si abitua a questa piacevole abitudine e pensa che sarà sempre così … fino a quando arriva il Giorno del Ringraziamento in America. Il tacchino è finito nella trappola induttivista: pensava, cioè, che il passato contenesse tutte le informazioni utili per il futuro. Riccardo e Carlo affermano chiaramente, e li condivido in ogni virgola, che il patrimonio degli italiani rischia di fare la stessa fine del tacchino induttivista.

In gran parte il patrimonio degli italiani è composto da immobili perché nel passato l’immobiliare è sempre stata una certezza. Oggi tuttavia questo mondo è sensibilmente cambiato perché due fattori principali che lo riguardano agiscono in modo molto diverso rispetto al passato. Inflazione e demografia: la prima è scesa costantemente negli ultimi anni e la seconda rema “contro” il settore immobiliare.

Il patrimonio degli italiani è poi parcheggiato in tantissima liquidità sui conti correnti delle banche. Il conto corrente in banca oggi è un parcheggio decisamente più rischioso degli strumenti d’investimento eppure gli italiani hanno mediamente il 30% in liquidità sul conto.

Riccardo e Carlo propongono così “sette regole d’oro” per gestire il tuo patrimonio.

La prima: non pensare d’avere sempre ragione. L’errore che spesso facciamo è di avere eccessiva fiducia nei nostri mezzi e questa overconfidence, vitale per l’uomo in altri ambiti, nel campo finanziario è un grave errore perché porta a concentrare il rischio nei pochi strumenti su cui ci sentiamo sicuri.

La seconda: non cercare conferme alle tue scelte. Quando siamo convinti di una cosa, ne cerchiamo costantemente conferma sottopesando drammaticamente ciò che invece la mette in dubbio. Ma sui mercati non esistono certezze; dubitate anzi di chi le millanta e mettete sempre alla prova le vostre convinzioni. “Meglio un sano dubbio che un’insana certezza” dicono Riccardo e Carlo.

La terza: non seguire il gregge. Segui un amico quanto ti consiglia un ristorante o vai in vacanza con gli amici quando non sai dove andare. Ma non seguire mai il gregge con i tuoi risparmi perché spesso chi stai seguendo a sua volta emula un gregge. “Così fan tutti” non è bene sui mercati.

La quarta: non guardare troppo spesso il tuo portafoglio. Se osservi con eccessiva assiduità il tuo portafoglio e, soprattutto, ti lasci influenzare dalle notizie positive e negative del momento, rischi di ripetere il famoso errore di vendere sui minimi e comprare sui massimi. Compri solo quando escono buone notizie e vendi quando tutto volge al peggio. Il portafoglio impiega tempo per maturare: non aprire il forno mentre la torta sta cuocendo e non mangiare gli spaghetti a metà cottura … in entrambi i casi, non saresti soddisfatto.

La quinta: non acquistare un titolo solo perché il suo valore è salito. Spesso i titoli salgano perché tutti comprano pensando che continui a salire: le bolle speculative nascono così. Devi comprare un titolo solo se ci sono ragioni oggettive che preludono ad ulteriori rialzi per quel titolo. Così dice anche Warren Buffet…

La sesta: diversifica, diversifica, diversifica. Un portafoglio ben diversificato fra strumenti, paesi, settori e valute è in grado di affrontare situazioni finanziarie diverse e con molteplici variabili in gioco, come quelle attuali per altro. “Investire dovrebbe essere come guardare la vernice che asciuga su un muro” diceva Paul Samuelson e riportano Riccardo e Carlo. “Se vuoi adrenalina, prendi 800 dollari e vai a Las Vegas”.

L’ultima regola mi coinvolge direttamente e per non sembrare “di parte” cito testualmente le parole di Riccardo e Carlo, che rivestono ruoli ed incarichi differenti, di ben altro livello rispetto al mio. “La letteratura scientifica dimostra che i portafogli affidati ad un consulente ottengono mediamente risultati migliori dei portafogli autogestiti. Non è difficile comprenderne il motivo. Il consulente conosce i mercati ma soprattutto sa come gestire le emozioni degli investitori. Il suo distacco emotivo gli consente di prendere decisioni più ponderate sia nelle fasi in cui l’euforia ha il sopravvento, sia quando l’investitore comune, preso dallo sconforto, rischia di sprecare le migliori condizioni d’acquisto.”

Che ne dite? Mi sono permessa di riproporre l’articolo di Riccardo e Carlo perché queste regole sono chiare, semplici, di buon senso e valide per tutti. Sia per gli addetti al settore sia, soprattutto, per gli investitori che, come dicevo in apertura, si dedicano naturalmente alle riviste e alla stampa che rappresentano i loro hobbies e i loro interessi anziché articoli di natura finanziaria.

E siamo pronti a perdonare Riccardo che, come lui stesso scrive, nella vita famigliare ha un portafoglio assai concentrato: una moglie e tre figli, tutti maschi e di età ravvicinata. A lui e Carlo i miei ringraziamenti per la gentile concessione che, spero, possa essersi trasformata in un articolo interessante e accattivante come il loro originale.
A presto.

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