Il Principio n. 15 dello European Pillar of Social Rights sancisce il diritto dei lavoratori autonomi e dipendenti ad una pensione commisurata ai contributi e ad un reddito adeguato a garantire una vita dignitosa anche in vecchiaia. Lo European Pillar of Social Rights è una sorta di carta costituzionale europea dei diritti sociali.

Il Pension Adequacy Report invece, dal nome già lo capisci, tratta dello stato dell’arte dei sistemi pensionistici in giro per l’Europa: mette a confronto il pensionato spagnolo con quello tedesco, il pensionato europeo con la pensionata europea e dà una fotografia chiara ed attendibile circa l’adeguatezza delle pensioni europee, sia attuali sia prospettiche, per una popolazione che si appresta ad essere sempre più longeva.

Tutto ciò che vi racconto è ampiamente documentato su un numero del periodico Patrimonia & Consulenza che, opportunamente, dedica parecchio spazio al tema della longevità riportando anche numeri e cifre su cui ti proporrò ulteriori riflessioni.

Il Pension Adequacy Report afferma che i cittadini europei percepiscono un reddito mediamente basso e che i pensionati europei “incassano” mediamente il 58% del reddito percepito a fine carriera professionale, ovvero il 58% di un reddito già mediamente basso. Devono sostanzialmente arrangiarsi con poco più della metà di quello che percepivano appena prima di andare in pensione. Prima riflessione: sei pronto a vivere con la metà del tuo stipendio, cioè a fare la metà dei viaggi che normalmente fai, ad acquistare la metà delle cose che normalmente acquisti, a concederti la metà di quelle “voglie” che normalmente ti concedi?

Lo stesso report dice che per le donne la probabilità di diventare povere è maggiore che per gli uomini. Sia perché vivono più a lungo di loro sia perché mediamente percepiscono un reddito inferiore agli uomini. E’ noto, purtroppo, il gap retributivo, a volte a parità di mansione, fra uomo e donna. Ad aggravare la situazione c’è la discontinuità professionale cui spesso la donna va incontro per la necessità di congedarsi dall’attività lavorativa e potersi così prendere cura dei figli o di anziani non autosufficienti. Il dato però è scioccante: la pensionata europea gode mediamente di una pensione più bassa rispetto a quella del pensionato europeo di circa il 37,2%. Seconda riflessione: quanto sta a cuore, a te, donna, il tuo tenore di vita quando sarai in pensione? E a te marito, compagno o partner di una donna, quanto sta a cuore il fatto che la tua compagna potrebbe dover condurre una vita decisamente più modesta rispetto a te (che già percepirai un reddito da pensione pari a circa la metà della tua ultima retribuzione)?

La prospettiva di vita, per fortuna, si allunga: in rete troverai centinaia di tabelle che ti mostrano che età raggiungerai. La ovvia conseguenza è che aumenterà anche il periodo di tempo che trascorrerai da pensionato che nessuno, me e te compresi, vuole in alcun modo pensare ad un periodo fatto di rinunce e di solitudine. Il report parla di un periodo pensionistico che equivale, in termini di anni, alla metà del periodo della vita lavorativa. La terza riflessione è, quindi, presto fatta: hai un tempo lungo da passare in pensione ed in questo periodo avrai desideri e necessità da soddisfare …

Il Pension Adequacy Report afferma che gli ex lavoratori autonomi, intesi come liberi professionisti, e gli ex lavoratori irregolari, cioè coloro che per vari motivi hanno avuto un percorso lavorativo non continuo, rappresentano la categoria di pensionati più in difficoltà. Negli ultimi anni, segnati da una profonda crisi economica e finanziaria, quanti si sono ritrovati a doversi reinventare un lavoro da libero professionista perché conclusa la carriera da dipendente? Quanti sono partiti, fin da subito, con un percorso lavorativo autonomo? Hanno tutte queste perone altrettanto pensato, in modo autonomo, a crearsi il necessario reddito per quando saranno in pensione? Il report si riferisce a queste categorie di persone come alla fascia di popolazione “a rischio indigenza pensionistica” … io sono una libera professionista e non ho proprio voglia di rientrare nella fascia “a rischio indigenza pensionistica”.

Il 18,2% degli anziani europei, ovvero 17.3 milioni di persone, rimane a rischio di povertà o di esclusione sociale. Ancora più preoccupante è il dato secondo cui nel 2008 erano gli anziani la categoria a maggior rischio di povertà rispetto alla fascia di popolazione in età lavorativa; adesso, dopo la crisi partita proprio nel 2007 – 2008, la situazione si è ribaltata. Questo dato non ti genera l’urgenza di sapere se ti stai attrezzando in modo adeguato per non finire nella percentuale sbagliata?

Il report evidenzia anche che è aumentata la diseguaglianza fra gli anziani in ben 16 paesi (è diminuita solo in 9) e indica che è aumentata in 19 paesi l’incidenza della povertà fra gli anziani (nel 2016 rispetto al 2013). Tradotto in parole più semplici, significa che gli anziani poveri oggi sono più poveri rispetto al 2013.

Basta così. Non vado oltre nei dati e nelle statistiche. Il report naturalmente invita tutti i governi europei ad agire affinchè si diffonda la cultura della pensione integrativa, soprattutto in quei paesi dove questa è ancora a livello embrionale. Neanche a dirlo, l’Italia primeggia in questa classifica …

Tu sarai un pensionato o una pensionata d’Europa e questi dati, pertanto, ti riguardano tutti.

Ci sono tanti modi per finire nella percentuale giusta: perfino organizzarsi per andare a fare la vita da pensionato in un altro paese, il Portogallo per esempio.

Qualcuno lo sa, qualcun altro no. Portogallo e Italia si sono accordati per evitare la doppia imposizione: il pensionato che si trasferisce in Portogallo percepisce la pensione al lordo delle tasse in modo tale che le possa pagare in questo paese. Lo stesso Portogallo tuttavia ha deciso per l’agevolazione fiscale, cioè nessuna tassazione, per le pensioni dei residenti non abituali per i primi 10 anni.

Clima gradevole tutto l’anno, costo della vita basso, coperture sanitarie accettabili, cultura simile a quella italiana e, tutto sommato, vicino al nostro paese …

Chiaro, la mia è una provocazione (o forse no?). L’importante è riflettere, agire, pianificare. Anche questa è strategia finanziaria e patrimoniale.

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