Ci siamo. Eccoci all’articolo di chiusura della rubrica sul passaggio generazionale. Rubrica che ho voluto dedicare alle ragioni, ai perché, alle motivazioni che dovrebbero spingere le persone a pianificare il passaggio dei propri beni. Perchè che possono essere classificati in due grandi gruppi: quelli che dovrebbero spingere tutti indistintamente ad organizzare il trasferimento del proprio patrimonio e quelli che riguardano maggiormente chi si ritrova a vivere una situazione più specifica, come la famiglia “allargata” o la famiglia che, per scelta o per altre ragioni, non ha avuto figli.

Dedico l’ultimo articolo della rubrica alle famiglie numericamente ancora più diffuse oggi nel nostro Paese, le famiglie con figli. Forse perché anche la mia è così, forse perché ho vissuto da vicino esperienze “difficili” o forse perché mi rendo conto ogni giorno di più che non esiste nulla di più grande, niente di così sconfinato come l’amore di un genitore verso i propri figli. Ecco allora che più che un articolo, questo post è un appello, un accorato appello a tutti voi genitori che sempre, incessantemente, senza ferie o vacanze da ciò, portate nel cuore la speranza che la vita riservi ai vostri figli solo il bello, il lato positivo, la sponda sorridente che la vita stessa può regalare a ciascuno di loro.

Non abbiamo la sfera di cristallo, non sappiamo come andrà … se saranno dottori, avvocati, manager o impiegati in un’azienda italiana o estera. Non lo sappiamo. Conosceremo i loro compagni, mariti e mogli. Vedremo i loro figli se ne avranno. E di tutto questo gioiremo se loro saranno felici.

Credo però che tutti noi genitori, se potessimo, cacceremmo come la peste la possibilità che i nostri figli, ad un certo punto, decidano di “rompere”, di non trovare più alcun punto in comune e di parlarsi solo tramite i propri avvocati. Questo è il perché, il perché prima di tutti gli altri che, io credo, debba stare alla base della pianificazione del passaggio generazionale di una famiglia con figli, “allargata” o meno che sia.

Se non pianifichi, come hai visto nel primo articolo di questa rubrica, la legge divide il tuo patrimonio in modo indistinto fra i tuoi eredi in base ad una tabella del 1942. Ai figli spettano le tue disponibilità finanziarie secondo la quota cui hanno diritto. Così gli immobili e tutto il resto; anche l’azienda, se presente. In comproprietà. Ciò non significa che automaticamente entreranno in conflitto… significa che devono gestire insieme le cose che ereditano in comunione ereditaria. Nello specifico, generalmente, immobili e aziende. Significa che se l’immobile deve essere affittato, devono essere d’accordo nell’affittarlo e nelle modalità con cui affittarlo: canone, inquilini e tutto il resto. Significa che se l’immobile deve essere venduto, devono essere d’accordo su tutto ciò che riguarda la vendita, a partire dal prezzo. Significa che se devono sostenere spese straordinarie per questo immobile, devono essere d’accordo. Significa che devono gestire l’azienda insieme, secondo un pensiero ed una linea di azione condivisa. Il problema non è che non vanno d’accordo. Il problema, e la fortuna, è che hanno vite diverse, esigenze diverse, problemi diversi. Magari vivono in città differenti, in Paesi differenti. Ciascuno di loro magari ha una moglie o un marito che la pensano in modo diverso e con cui non desiderano entrare in conflitto per questioni di eredità. E’ naturale che gestirebbero l’immobile o l’azienda ciascuno secondo le proprie esigenze..

Sono questi i motivi per i quali i tribunali sono affollati e intasati da liti giudiziarie. Sapete quali sono quelle di gran lunga più numerose? Quelle che hanno ad oggetto proprio liti per questioni di eredità. E durano anni. Anni. E si spende denaro in avvocati. Una montagna di denaro. E la famiglia, quella per cui voi avete lavorato, sudato, per la quale siete stati in ansia, quella che vi ha regalato gioie immense .. quella famiglia non c’è più. Non sono i vostri figli ad essere cattivi e litigiosi. E’ la comunione ereditaria ad essere, generalmente, un enorme problema, che crea problemi a chi ne è coinvolto.

Questo è il mio accorato appello: evitate. Evitate di generare il dissolversi di rapporti famigliari che per anni sono stati forti, importanti, di sostegno. Pianificate il trasferimento dei vostri beni. Non è questione di scaramanzia. E’ questione di amore.

Lasciate a ciascuno ciò che gli spetta in modo diviso, distinto secondo i criteri che volete voi, nel rispetto di ciò che la legge prevede.

E quando pianificate, fatelo in modo corretto. Strategie artigianali da Azzecca-garbugli generano problemi. I problemi si chiamano lesioni dei diritti ereditari. Una corretta pianificazione deve tener conto del fatto che il nostro ordinamento prevede specifiche quote di eredità in capo a taluni eredi, detti legittimari e rappresentati da coniuge (o unito civilmente), figli e genitori se non ci sono figli. Se nell’organizzare la vostra ricchezza non badate al rispetto di tali quote, agli eredi legittimari lesi la legge riserva precise azioni legali con le quali ottenere quanto è loro dovuto. Sono quelle azioni legali di cui ho parlato poco fa: quelle che durano anni, che disperdono denaro fra le aule dei tribunali, che tengono inchiodato il patrimonio in un sequestro conservativo che depaupera gli immobili e le aziende, oltre che i rapporti famigliari.

Lo sapeva bene Bernardo Caprotti che, nel suo testamento scrisse “Famiglia non ci sarà. Ma almeno non ci saranno le lotte. O saranno inutili, le aziende non saranno dilaniate. Così stando le cose auspico, auspico veramente che non ci siano ulteriori contrasti e pretese. Che ognuno possa starsene in pace nei propri ambiti.”

I rapporti famigliari nella famiglia Caprotti erano già naufragati prima di dover discutere di eredità. Bernardo Caprotti, tuttavia, proprio per evitare che anche l’eredità diventasse motivo di ulteriori distruzioni, lotte, cause legali, ha voluto definire ogni singolo dettaglio del trasferimento dei suoi beni. Non per salvare una famiglia già distrutta, ma per salvare almeno il patrimonio, l’azienda e tutti i dipendenti che dalla sua grande azienda traggono sostentamento.

Le strategie artigianali con le quali le persone organizzano il trasferimento dei propri beni sono molto diffuse. Mi riferisco a donazioni fatte in vita e non trattate nel corretto modo in fase di pianificazione. Mi riferisco a testamenti scritti non tenendo conto di quanto prevede il codice civile; a cointestazioni di conti correnti fatte con l’obiettivo di “passare” parte del patrimonio già in vita senza conoscere cosa dicono le norme in merito; a compensazioni pensate sul patrimonio di famiglia.

Il patrimonio di famiglia non esiste … ne ho fatto un articolo proprio poco tempo fa. Esistono i rapporti famigliari da salvaguardare come il tesoro più grande per ciascuno di noi.

Non lasciate che sia il caso a governare i rapporti fra i vostri figli. Avete fatto tanto in vita per far sì che l’armonia famigliare si preservasse sempre. Perché abbandonare questo progetto? Perché affidare al codice civile la possibilità che i vostri figli si trovino in disaccordo? Non c’è ragione. Nessuna.

In realtà la comproprietà è un problema che non riguarda solo la famiglia “tradizionale” con figli. Riguarda anche altre tipologie di famiglie. Per esempio, anche quelle che ho già trattato. Nella famiglia allargata, la comproprietà può coinvolgere addirittura figli nati da rapporti diversi, ma anche coniuge e figli da ex coniuge. Nel caso della famiglia senza figli, può manifestarsi con eredi indesiderati: il coniuge sopravvissuto che eredita l’immobile (o l’azienda o la collezione di quadri) insieme al cognato. Ma ho voluto parlarne trattando della famiglia con figli perché lo ritengo il modo più immediato per far percepire la portata del problema.

Evitare il doppio balzello sugli immobili può essere un altro perché … ma viene dopo, non credete?

A voi.

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