Sai che il mio collega mi ha detto che quel titolo volerà? Entro pochi giorni guadagnerò molto da quell’investimento e in cosa potrei reinvestire? Da italiano, quanti titoli italiani hai in portafoglio?

Nell’ultimo articolo di strategia finanziaria “Tagli i fiori e innaffi le erbacce?” abbiamo visto come un pregiudizio o un’esperienza passata, possano portarci ad adottare, nella vita e nella gestione del nostro denaro, un atteggiamento non corrispondente a quello che razionalmente dovremmo tenere. E’ possibile cioè che il comportamento basato sull’analisi delle informazioni disponibili e che probabilmente ci porterebbe verso un risultato migliore, venga accantonato a beneficio di un atteggiamento di derivazione “emotiva”.

Le tre domande provocatorie con cui ho iniziato l’articolo di oggi, mi permettono di introdurre alcuni dei cosiddetti bias cognitivi di cui vorrei parlarti, ovvero degli errori comportamentali che più frequentemente di quanto pensiamo, adottiamo nella gestione del nostro denaro, spinti da un’interpretazione soggettiva delle informazioni di cui disponiamo.

Perché cadiamo in questi errori comportamentali?

Proviamo a darci una spiegazione. Tutti noi siamo chiamati a dover decidere, a dover agire e a dover valutare gli effetti delle nostre azioni. Il tempo per poter decidere a volte è limitato.

Le informazioni che consideriamo spesso sono parziali. L’esperienza personale di individui a noi vicini o la nostra personale esperienza ci condiziona. Il contesto in cui viviamo ci influenza nelle scelte. Per non parlare poi dell’istinto…

Tutto ciò ci induce ad adottare scorciatoie e semplificazioni che ci portano dritti verso la nostra decisione e verso il comportamento che in quel momento riteniamo migliore e più adeguato.

Quante volte ti sei lasciato guidare dall’istinto? O dall’esperienza di un amico?

Si chiamano euristiche e sono semplici “regole” che seguiamo abitualmente per rendere più gestibile la nostra vita quotidiana. Istinto, abitudini, esperienze passate. Scegliamo senza perdere troppo tempo che, tra l’altro, è sempre poco e sulla base di un set spesso limitato di informazioni.

Da quanto appena descritto derivano veri e propri errori di percezione e pregiudizi che influenzano il nostro atteggiamento. Sono i cosiddetti bias, pregiudizi, positivi o negativi che siano.

Anche nella gestione del nostro denaro, frequentissimamente, decidiamo guidati da bias più che dall’analisi puntuale di tutte le informazioni che disponiamo o che dovremmo ricercare. Naturalmente, in questo ambito, le conseguenze dei nostri pregiudizi si traducono in numeri e in effetti tangibili sul nostro portafoglio.

Il primo bias che ti ho proposto con la prima domanda è molto diffuso e riguarda la tendenza ad investire su un titolo, o un prodotto finanziario in genere, spinti dall’acquisto già fatto da altri, un amico, un conoscente, un collega. E’ l’effetto gregge: compriamo il titolo, non dopo aver analizzato razionalmente tutte le informazioni relative al bilancio della società che quel titolo rappresenta, al contesto di mercato in cui quell’azienda opera, al significato che la sua presenza avrebbe all’interno del nostro portafoglio ed altro ancora, ma sulla base di considerazione che altri hanno fatto, in contesti differenti dal nostro.

Il secondo, invece, si chiama bias dell’illusione di controllo e si concretizza ogniqualvolta sovrastimiamo le nostre capacità; in particolare le capacità di indirizzare il destino nell’esatto modo in cui noi desideriamo. Razionalmente, sappiamo bene che il nostro destino dipende certo da noi stessi ma non solo. Piegare il proprio destino unicamente al nostro volere? Significa avere smesso di essere imparziali e lucidi nelle scelte di investimento ed essere convinti che quell’investimento andrà esattamente come noi desideriamo.
L’ultimo bias cui allude il terzo quesito è l’home bias, cioè la tendenza ad investire in titoli del paese di origine. Il portafoglio degli italiani, effettivamente, in tantissimi casi, è stracolmo di BTP o di titoli azionari italiani o di titoli obbligazionari di società italiane. Sono più rischiosi i titoli stranieri? No, tutt’altro. Anzi, oltre al concetto di diversificazione che viene completamente accantonato, si tralascia che il mercato azionario ed obbligazionario italiano occupano una porzione veramente ridotta a pochi punti percentuali rispetto al resto del mondo. Dovremmo scegliere i titoli ancora una volta guardando le ragioni economiche sottostanti e non la relativa nazionalità dell’emittente. L’Italia attualmente non è neanche AAA. Ma prevale il senso di sicurezza legato a qualcosa di più vicino a noi, anche se non è finanziariamente razionale.

Ma, in fondo, ci serve sapere se agiamo sopraffatti da home bias oppure da qualche altro bias cognitivo?

Proviamo a metterla così. Avete in mano l’asset allocation che risponde esattamente ai vostri obiettivi, che soddisfa i criteri di diversificazione e di decorrelazione nel modo adeguato e che vi sta dando i risultati attesi. Ad un certo punto, il vostro più fidato amico vi suggerisce di comprare un titolo azionario .. un titolo italiano e si tratta dell’azienda dove lavora la moglie del suo vicino di casa.

Dice di comprarlo perché gli hanno detto che sta andando forte, che salirà almeno del 20%. Be’, cosa fai? Non lo compri? Te l’ha detto il tuo amico, non vorrai negarti la possibilità di guadagnare facilmente il 20%? E’ pure un titolo “vicino”, niente di esotico o di particolarmente “lontano” o difficilmente controllabile… Per poterlo comprare devi vendere un altro prodotto perché non hai sufficiente liquidità. Naturalmente, poi, vendi il prodotto su cui guadagni di più .. tagli il fiore più bello del tuo giardino perché vendere il titolo in perdita ti disturba (altro bias cognitivo..).

Ed ecco che la tua asset allocation inizia a trasformarsi. Per ragioni economiche? Sulla base di tutte le informazioni che razionalmente dovresti analizzare? No. Ha senso? No. Dove ti condurranno modifiche di questo tipo? Io un’idea ce l’avrei..

A questo punto so che ti sei già risposto. E’ fondamentale conoscere i bias cognitivi della finanza e governarli o lasciarsi aiutare a governarli. Quanto meno per il bene delle tue tasche.

Alla prossima!

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