Il sistema pensionistico italiano rientra fra quelli detti “a ripartizione”: i lavoratori attuali, anche tu se sei occupato, pagano i contributi per sostenere i pensionati attuali. Esso si basa sul principio solidaristico e mutualistico fra persone che appartengono a generazioni diverse e che hanno siglato fra loro una specie di patto “intergenerazionale”. Funziona? Sì, se gli individui che lavorano sono in grado di mantenere quelli in pensione, se cioè ci sono molte più persone attive che anziani, se le carriere lavorative sono lineari e costanti e se gli anziani rimangono in pensione per una decina d’anni circa prima di andare a sostare vicino ai cipressi… Leggendo queste poche righe, hai molto probabilmente già la percezione che la situazione attuale non coincida esattamente con queste premesse. Prosegui.

Nel mondo, con qualche rara e fortunata eccezione, si assiste ad un cambiamento demografico inedito e l’Italia ne è capolista (o quasi). Il numero degli anziani continua a salire: oggi nel rapporto di 1 a 4 mentre per metà secolo è previsto nel rapporto di 1 a 3. La prospettiva di vita si allunga inesorabilmente e, di conseguenza, anche il periodo del pensionamento tanto che potresti goderti la pensione per circa 25/30 anni… Le nascite non sono solo crollate: sono addirittura sotto l’indice di sostituzione. Ciò significa che per mantenere in attivo la popolazione sono necessari 2,1 figli per donna mentre in Italia il dato attuale è arrivato a 1,3 figli per donna.

Non è ancora venuto il bello.

Nel 2030 – 2040, in Italia, assisteremo al picco massimo del numero di pensionati perché andrà in pensione tutta la generazione di Baby Boomers, cioè i nati fra il 1946 e il 1964. Nello stesso periodo finiranno di andare in pensione le ultime generazioni per le quali la pensione viene calcolata con regime misto e andranno in pensione le prime per le quali la pensione sarà integralmente calcolata con il metodo contributivo (e sarà un momento difficile…).

Addirittura esistono specifici anni ritenuti “osservati speciali”: il 2032, anno in cui andrà in pensione 1 milione di Baby Boomers (i nati del 1964); il 2044, anno in cui si ribaltano i pesi delle classi di anziani e di giovani a scapito di quella dei giovani; il 2065, anno in cui ci si aspetta che i decessi siano il doppio delle nascite.

Bene (si fa per dire). Quali sono gli effetti sulle tue tasche generati da questa direzione demografica verso un numero sempre maggiore di anziani?

Le conseguenze sono “presto” dette. Una presenza più elevata di anziani si traduce in un aumento della spesa pensionistica ed in un aumento della spesa sanitaria e assistenzialistica. Si concretizza la possibilità che il monte contributivo, cioè la somma dei contributi versati dalle persone in attività per sostenere gli anziani, non sia sufficiente perché gli anziani sono di più e vivono più a lungo. Infine, una natalità sempre più bassa riduce progressivamente la forza lavoro e, di conseguenza, la produttività del Paese: in altre parole, riduce il PIL del Paese con un peggioramento del suo rapporto con il debito pubblico. Se già oggi, questo è un grosso, grossissimo, problema per il nostro Paese, come la metteremo fra qualche anno? Il Paese sei tu. I contributi li versi tu e la pensione sarà una cosa che riguarda anche te. Per i tuoi figli ancor di più.

La rivista Patrimonia & Consulenza, da cui ho tratto tutti questi numeri, parla di 35 anziani ogni 100 italiani attivi, italiani cioè in fascia di età 18-64. Una domanda ed una riflessione. La domanda: se per metà secolo è previsto quasi il doppio degli anziani, come faranno i 100 italiani attivi a sostenerli con i loro contributi? La riflessione: dei 100 italiani in età lavorativa, le persone che lavorano, e che quindi versano i contributi per gli anziani, sono 58. Già per 58 italiani occupati, sostenere 35 anziani non è semplice; per metà secolo, con il doppio quasi degli anziani, come faranno questi 58 italiani occupati a sostenerli? L’allarme non finisce qui.

Inoltre, come sappiamo, fra le persone che lavorano, le donne spesso percepiscono una retribuzione inferiore rispetto agli uomini a parità di mansione: pertanto versano contributi in misura inferiore rispetto agli uomini a parità di mansione. Contributi che servono per mantenere gli anziani.

Ed il lavoro “sommerso”? Chi lavora in nero non paga contributi, cioè non contribuisce al mantenimento degli anziani, neppure dei suoi anziani che pertanto sono a carico tuo che invece versi i contributi. Nel 2017 i lavoratori sconosciuti al fisco e all’Inps, secondo i dati forniti da “Consulenti del Lavoro”, sono stati pari a 1,5 milioni, pari al 6% degli occupati. 11 miliardi circa i contributi previdenziali non versati … ed oltre a questi mancano all’appello anche le tasse Irpef che non hanno versato (e tu sì) e quanto avrebbe dovuto versare il datore di lavoro per il loro lavoro.

In Italia, nel 2017 lavoravano ufficialmente 23 milioni circa di persone e solo su di esse, invece che su 24,5 milioni comprensivi dei lavoratori sommersi, hanno pesato i 18 milioni circa di pensionati.

Mi piacerebbe continuare a scrivere … ma credo che quanto sopra basti per comprendere che il tuo assegno pensionistico sarà basso e che tu ti debba chiedere con urgenza se i tuoi risparmi di una vita possano sostenerti nella tua lunga vecchiaia oppure se sarai economicamente dipendente dai tuoi figli, che a loro volta debbono pensare alla loro pensione e ai loro figli…

Tutto ciò è strategia patrimoniale e finanziaria. Per te ed i tuoi cari.

Il nostro sistema pensionistico, al di là di tutto quanto non dicano i giornali e della scarsa attenzione verso il tema, è in vera difficoltà e necessita di riforme lungimiranti che guardino agli anni a venire e non all’accontentare, come pure mi piacerebbe, la larga fetta di attuali pensionati. Servono politiche per le famiglie e per il lavoro in grado di aumentare quella base di occupati che versano i contributi e su cui poggia gran parte del sistema pensionistico. Non so se tu ed io abbiamo tempo di attendere queste riforme e se queste arriveranno. Sarà meglio che ci portiamo avanti…

A presto.

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